THC nelle analisi del sangue: tutto quello che serve sapere

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THC è l’acronimo utilizzato per identificare il tetraidrocannabinolo (o tetracannabinolo), la molecola più importante – assieme al CBD – della famiglia dei fitocannabinoidi, composti di origine naturale presenti nelle piante di cannabis. Il THC è noto soprattutto per essere il principio attivo che provoca gli effetti psicoattivi susseguenti al cospicuo consumo di sostanze quali marijuana e hashish. In realtà, il tetracannabinolo è diffusamente impiegato anche per la produzione di una serie di farmaci specifici, in cui la percentuale di principio attivo non supera il 5%, impiegati nel trattamento di alcune condizioni croniche o patologiche.

THC nel sangue: cosa significa

Una delle caratteristiche distintive del THC è quella di essere una molecola liposolubile, ovvero tende a legarsi ai grassi (inclusi quello corporeo). Questa prerogativa incide in maniera significativa sullo smaltimento della sostanza, in quanto ne aumenta la permanenza nel flusso ematico, e la conseguente rintracciabilità mediante appositi esami tossicologici. In sostanza, a seguito del consumo di un derivato della cannabis ad alto tasso di THC, le ‘tracce’ del principio attivo restano riscontrabili nel sangue per un certo periodo di tempo. L’effettiva permanenza del THC nel sangue dipende da svariati fattori, ovvero:

- Modalità di assunzione della sostanza; il tetracannabinolo può essere introdotto nell’organismo per ingestione, inalazione o respirando i vapori prodotti dalla combustione di un derivato della cannabis (infiorescenze o resina);

- Frequenza e regolarità di assunzione e consumo;

- Quantità di cannabis ad alto THC assunta o consumata entro un dato periodo;

- Metabolismo individuale.

A contribuire a prolungare la presenza di tetracannabinolo nel sangue è anche un fenomeno chiamato “circolo enteroepatico”, per il quale una sostanza (in particolare i farmaci), dopo essere stata assorbita dall’organismo, passa dal fegato all’intestino e poi da questi di nuovo al fegato. In tal modo, aumenta il tempo di permanenza del farmaco all’interno dei tessuti, prima che venga espulso tramite le urine. Questo fenomeno interessa anche i derivati della metabolizzazione del THC: dopo essere stata introdotta nell’organismo, la sostanza viene scomposta in metaboliti: prima 11-OH-THC (11-Idrossi-THC), poi THC-COOH (carbossi-THC) e infine THC-COOH-glucuronide. Quest’ultimo, per effetto dell’azione di alcuni enzimi batterici presenti nell’intestino, viene riconvertito in THC-COOH e immesso nuovamente nel flusso sanguigno, dilatando i tempi di permanenza del principio attivo nell’organismo.

In linea di massima, il THC nel sangue è rilevabile per un periodo compreso tra le 24 e le 48 ore nei consumatori occasionali; nei soggetti che, di contro, fanno uso abituale di sostanze ricche di principio attivo, il THC è rilevabile in un lasso di tempo che va da 5 giorni a due settimane.

Effetti cannabis e tracce THC nel sangue

Le molecole di THC introdotte nell’organismo si legano ai recettori cannabinoidi (CB1 e CB2), collocati perlopiù nel sistema nervoso centrale e in quello immunitario. Per questo, i derivati della cannabis ad alto contenuto di tetracannabinolo sortiscono effetti sia a livello fisico che psicologico, determinando difficoltà mnemoniche e di coordinazione motoria, alterazione delle percezioni sensoriali, riduzione della prontezza di riflessi, felicità ed euforia immotivate e distorsione delle percezioni spazio-temporali. Naturalmente, l’entità e la durata di tali effetti dipendono dalla quantità di sostanza assunta, dalla regolarità del consumo di derivati della cannabis ad alto THC nonché dalla personale tolleranza o ‘suscettibilità’ nei confronti del principio attivo stesso. 

Analisi del sangue THC: quali vengono effettuate

Come riporta il sito ufficiale dell’Istituto Superiore di Sanita, “l’analisi per la ricerca dei cannabinoidi nell'organismo, viene effettuata su urine, sangue, saliva e capelli e viene generalmente richiesta per finalità cliniche e/o medico-legali”. Il test sulle urine viene effettuato “per avere indicazioni sull’avvenuto consumo” (il limite massimo consentito è di 50ng di THC-COOH per ml) mentre un esame tossicologico del sangue, a seguito di un prelievo endovenoso, serve a stabilire una “attualità d’uso”, ossia un consumo relativamente recente. Per determinare un’assunzione di cannabis risalente, invece, si ricorre all’analisi di un campione di “capelli prelevati nella parte posteriore della testa il più possibile vicino al cuoio capelluto”.

Come eliminare il THC nel sangue

È possibile accelerare il naturale processo di smaltimento del THC presente nel sangue adottando una serie di semplici accorgimenti. Il primo è naturalmente rappresentato dalla completa interruzione dell’assunzione di sostanze contenenti il principio attivo. In aggiunta, ecco una serie di consigli utili per abbassare più velocemente il tasso di THC nel flusso ematico:

- Bere molta acqua (almeno due litri al giorno), in maniera tale da stimolare la diuresi e favorire lo smaltimento della sostanza presente nell’organismo. A tale scopo, è possibile ricorrere anche a bevande disintossicanti. È bene, ad ogni modo, non assumere una quantità eccessiva di liquidi, che potrebbero invalidare i risultati e i test delle urine. 

- Aumentare l’attività fisica; le molecole di THC, come detto, sono liposolubili e, di conseguenza si legano alle cellule adipose. Praticare sport regolarmente consente di ridurre la massa grassa e favorire la sudorazione, così da stimolare lo smaltimento del tetracannabinolo assimilato dall’organismo;

- Seguire un’alimentazione sana. Un regime alimentare che garantisca un buon apporto di proteine e fibre, indispensabili per aiutare l’organismo a smaltire più velocemente i metaboliti prodotti dall’assimilazione del THC;

- Integrare il carbone vegetale nella dieta; questa sostanza è utilizzata come adsorbente delle tossine nei casi di avvelenamento. Inoltre, è in grado di legarsi ai metaboliti del THC, così da favorirne lo smaltimento. Il carbone attivo può essere assunto in capsule oppure tramite alcuni alimenti, come il pane nero al carbone vegetale.

Vantaggi della cannabis light

A differenza di quella comune, la cannabis light è caratterizzata da un tasso di THC estremamente basso (inferiore o pari allo 0,5%, in base alle normative vigenti in Italia). I derivati di questa sostanza, come ad esempio marijuana o hashish light, sono considerati innocui, in quanto una concentrazione così esigua di principio attivo non è sufficiente a scatenare effetti psicoattivi o euforizzanti; al contempo, i prodotti ottenuti dalla cannabis light – come quelli disponibili nello store online di Raskal Shop - offrono diversi vantaggi rispetto alle sostanze ad alto tasso di THC:

- Non provocano alterazioni psicotrope o sensoriali;

- Non causano assuefazione né provocano dipendenza;

- Non determinano una presenza prolungata di THC nel sangue o nelle urine;

- Sortiscono effetti calmanti, rilassanti, defaticanti e antidolorifici grazie all’alto contenuto di CBD (cannabidiolo), un altro importante fitocannabinoide presente nella cannabis.

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