Hashish e Polline Legale, ricavati dalla Cannabis Light

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Fumo Legale Charas

Per voi Charas Black Mamba Che cos’è Black Mamba? Una pallina nera che diventa malleabile quando viene riscaldata fra le dita. Black Mamba è un...

Tipo:Resina

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Ketama

KETAMA: Resina derivata da infiorescenze di Cannabis Light Ketama è un derivato della cannabis. Si tratta di una resina estratta da infiorescenze...

Tipo:Pollini

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Charas e Hashish: i derivati della canapa

A volte, parlando di cannabis light, si tende a fare confusione tra i termini “resina” e “polline”. Tra i due elementi ci sono in realtà sottili differenze: il polline non è altro che un tipo molto puro di resina, più precisamente formato dalle ghiandole di resina presenti nei fiori della canapa.

Il polline è conosciuto anche come kief, la resina come linfa. Nel complesso, le due sostanze sono parti fondamentali dei tricomi: piccole escrescenze che costituiscono un vero e proprio strumento di difesa per la pianta, in quanto creano una barriera naturale contro i raggi ultravioletti. Una sorta di meccanismo di protezione per gli esemplari vegetali, che si è sviluppato nel corso del tempo ed è stato spesso indispensabile per le coltivazioni.

Devi sapere che i tricomi sono contraddistinti da una notevole quantità di CBD, cannabidiolo, e di THC, tetracannabidiolo. La resina e il polline, derivati della canapa, possiedono dunque un elevato effetto terapeutico (oltre a essere, con ogni probabilità, i maggiori responsabili del potere psicoattivo della cannabis).

Il nostro obiettivo è fornirti una guida su come si estraggono queste componenti, come si assumono e quali sono i loro lati positivi. Approfondiamo insieme l’argomento.

L’estrazione del Charase del polline

Iniziamo con una curiosità: vi sono varie tecniche che consentono di ricavare la resina e il kief dalla cannabis. Queste sono state perfezionate negli anni, e permettono oggi di ottenere un risultato eccellente in pochi step.

Il primo metodo che ti illustriamo è detto “rosin tech” o “rosin hash”. Esso è molto valido, ed è anche veloce: non a caso è il più diffuso tra coloro che si occupano della vendita di tali prodotti. In parole povere, si sfruttano la pressione e il calore per avere a disposizione una resina solida e malleabile.

A tale scopo si utilizzano attrezzi come le presse pneumatiche, che determinano l’eliminazione dei terpeni liquidi della canapa tramite vaporizzazione. Grazie a questo stratagemma resta solo una massa compatta, la quale sarà poi impiegata per le preparazioni successive.

I vantaggi della tecnica rosin sono numerosi. Questo procedimento è studiato per mantenere intatte tutte le caratteristiche organolettiche della resina e del polline, derivati della canapa: l’esito è di gran pregio, molto apprezzato sul mercato per la concentrazione di cannabinoidi.

Non si usano additivi chimici, il che è sinonimo di naturalezza, e di conseguenza il sapore e l’aroma della linfa e del kief non vengono per nulla alterati. Le operazioni si svolgono in maniera rapida e agevole, e si preservano qualità importanti come la purezza.

Una strada alternativa è quella dei solventi di sintesi, tra cui il gas N-butano, con cui si estrae una resina che prende il nome di BHO. Questa soluzione è più complessa, anche perché si basa su un gas potenzialmente pericoloso, e richiede quindi maggiori precauzioni – macchinari adatti, un ambiente adeguato ecc.

Tuttavia il butano, al contrario di quanto alcuni pensano, garantisce un risultato “pulito” poiché è in grado di tenere la clorofilla separata dal polline e dalla resina. La sostanza in oggetto rende il gusto finale più aspro e amaro, per cui la sua presenza va evitata con i giusti accorgimenti.

Anche questa opzione va bene per la produzione e il trattamento di resina e polline. È indicata, però, specialmente per le varietà dotate di un’alta percentuale di THC.        

Le proprietà del polline e della resina

Dopo aver esposto i principali metodi con cui si ricavano la resina e il polline dalla cannabis, vediamo quali sono le proprietà positive di questi elementi.

Chiaramente, tutti i pro che stiamo per elencare sono solo teorici, poiché in Italia la vendita di questi prodotti è solo ad uso tecnico. Con questo presupposto, i derivati della canapa possono davvero attenuare una serie di fastidi fisici, senza che sia necessario ricorrere a farmaci o terapie simili.

Il CBD contenuto nei tricomi, innanzitutto, è alleato del nostro sistema immunitario. È utile per la prevenzione dei classici malanni di stagione, come il raffreddore e l’influenza, e della congestione nasale provocata dall’accumulo dei muchi.

Non solo: la resina e il polline sono capaci di affievolire i sintomi di patologie autoimmuni come la sclerosi multipla e l’artrite reumatoide. Essi sono complici dell’equilibrio dell’organismo, e aiutano persino chi soffre di malattie neurodegenerative (un esempio su tutti, il morbo di Parkinson).

Gli effetti benefici dei prodotti di cui parliamo non finiscono qui, e si estendono anche alla sfera psichica. Il polline e la resina di cannabis consentono di ridurre i livelli di stress, hanno un potere calmante e sono efficaci contro l’ansia e la depressione. Talvolta sono addirittura consigliati al posto dei comuni medicinali antidepressivi, e sostituiscono i più aggressivi psicofarmaci.

In aggiunta, il cannabidiolo è nemico dell’insonnia e in generale dei disturbi del sonno. Fa anche bene alla pelle, nel senso che rappresenta un supporto contro l’acne, gli arrossamenti cutanei, gli eczemi e i pruriti dell’epidermide. Considera che non di rado, per la sua azione antisettica, è inserito in alcuni cosmetici per il corpo e per il viso!

Questa panoramica ci fa capire il valore terapeutico di resina e polline, derivati della canapa. Ovviamente per le problematiche di maggiore entità si raccomanda sempre di rivolgersi al proprio medico di fiducia per un consulto.

Come si assumono i derivati della canapa?

Eccoci all’ultima parte del nostro discorso: quella incentrata sull’assunzione del kief e della resina di cannabis.

La scelta più frequente è la somministrazione orale. Ciò significa trarre tutto il vantaggio possibile dai principi attivi del tetracannabidiolo e del cannabidiolo: la mucosa della bocca e i capillari sotto la lingua, infatti, permettono un passaggio diretto delle sostanze al flusso del sangue.

In questo caso, bastano poche gocce per un esito ottimale. Un’alternativa consiste nell’amalgamare tali componenti con una tazzina di caffè o un’altra bevanda analcolica, affinché il CBD possa arrivare all’apparato digerente e soprattutto al fegato. Lo ribadiamo: la moderazione è essenziale!

Infine, se propendi per un uso topico, ti suggeriamo di miscelare i derivati della canapa con una normale crema corpo. La formulazione va poi distribuita sulle aree interessate con un leggero massaggio.